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I presidi Slow Food al Parlamento Europeo
Eppure è successo, a pochi giorni di distanza dal disastro che ha colpito il levante, la Liguria ha subito un altro duro colpo che, certo, può essere inserito tra gli effetti che il cambiamento climatico produce ma, se non si vuole fare come gli struzzi, va imputato anche al modello di sviluppo attuale che senza ritegno sta distruggendo i territori.

 

Quanto successo può sembrare che non c'entri nulla con le cose di cui trattiamo noi ma, se non ci fermiamo ad una lettura superficiale, c’entra eccome.

 

Genova, la Val di Vara, le Cinque Terre ,queste ultime Patrimonio Mondiale dell’Umanità, - speriamo che questo serva ad attivare aiuti concreti dall’UNESCO - hanno subito colpi mortali perché non c’è più attenzione all'ambiente, il che si traduce in disamore per il territorio.

Non esiste più la piccola agricoltura fatta dai contadini-guardiani che pulivano i boschi ora abbandonati e inagibili, che guidavano le preziose acque piovane in rigagnoli per l'irrigazione e pulivano i letti dei corsi d'acqua insomma, che preservavano l’aspetto geoclimatico e la stabilità dei suoli grazie ad antichi saperi come la costruzione dei muretti a secco, questi si, grandi opere da insegnare nelle scuole.

 

Il modello di sviluppo in atto - fa sorridere il Presidente francese Sarkozy che dice come i politici del G20 abbiano individuato nell’aumento di produzione la ricetta per salvare il mondo dalla fame - è quello di un’agricoltura industriale che distrugge i mari e che distrugge il pianeta.

 

Agricoltori e pescatori di piccola scala sono la stessa famiglia, solo dei pazzi possono pensare che siano entità diverse, anzi, bisogna comprendere che siamo tutti sulla stessa Terra fatta di fiumi, boschi, mari, oceani. Anche il sistema alimentare è lo stesso per tutti e, per come è pensato e governato attualmente è un sistema criminale.

 

Produciamo cibo per 12 miliardi di individui pur essendo in 7 miliardi, 1 miliardo di persone patisce ancora la fame e più del 50% di quello che raccogliamo e peschiamo viene buttato, una vera ed assurda follia!

 

La crisi che stiamo attraversando è una crisi durissima ed anche molto particolare, non è solo una crisi finanziaria, è una crisi ambientale ed energetica. L'umanità si trova oggi a dover affrontare tre crisi congiuntamente e, se ci riflettiamo un attimo, tutte sono state determinate dall’avidità della nostra specie che, con sorda cecità, continua a pensare che le risorse siano infinite e non ascolta la natura che, invece, cerca di suggerirci da tempo proprio il contrario.

 

Stupido e cieco chi guarda la crisi solo dal punto di vista finanziario e non si rende conto del forte collegamento con gli altri aspetti che la definiscono: valori, energia, ambiente, futuro e quindi vita.

Se non si comprende questo è inutile qualsiasi battaglia, perchè in ogni organismo “l'omeostasi” cioè l'equilibrio biologico che determina lo stato di salute, è dato da un preciso insieme di elementi in armonia fra di loro, ogni intervento volto a ripristinare l'ordine di uno solo di essi sbilancerà tale equilibrio in altro modo ma di certo non lo guarirà. Chi comprende questo deve impegnarsi concretamente a contrastare, questo sistema che ha privilegiato l’industria rispetto ai piccoli, che ha privilegiato la finanza contro la natura e il denaro contro gli esseri umani.

 

I protagonisti del cambiamento non possono più essere soltanto i politici e gli Stati ma anche chi lavora in una dimensione locale.

 

Essere “locali” tuttavia non è sufficiente, bisogna fare rete, bisogna essere forti a livello locale e collegati a livello mondiale, ecco una risposta forte e virtuosa.

 

È necessario fare questo passo, fare rete per parlare alla politica, per parlare ai cittadini con una sola lingua perchè il mare e la natura non hanno confini e noi dobbiamo essere loro alleati, se la politica dorme, noi dobbiamo svegliarla!

 

Dobbiamo fare rete con tutti cercando di svegliare e portar dentro anche i consumatori passivi perché il consumatore passivo, rimbecillito dalla pubblicità, guarda solo al prezzo di ciò che acquista e non al suo valore (e la differenza è sostanziale), occorre diffondere la consapevolezza che nel valore c’è il mare, c’è il territorio, c’è il lavoro di chi produce, c'è il futuro dei nostri figli.

 

Se il consumatore pensa solo al prezzo basso è complice di questo sistema malato.

 

 

Vinceremo la battaglia? Non lo so, ma se la perdiamo la perdiamo davvero tutti! Quindi questa battaglia va fatta, convinti che non siamo soli e che ormai in tutto il mondo il dialogo è aperto su questi argomenti, magari in piccole realtà ma che sono tante.

 

Vinciamo se facciamo alleanze con tutti i movimenti, con tutto il territorio, non è il momento di dividere, non è il momento di pensare “alla mia organizzazione”, Slow Food è un piccolo movimento ma è aperto e Terra Madre è la casa di tutti.

 

Vogliamo combattere insieme a chi ci crede, anche con quella parte di politica che comincia ad essere sensibile alla questione.

 

I protagonisti del futuro saranno quei produttori in grado di recuperare una visione d'insieme sul loro ruolo e sul loro legame col territorio, certo, dovranno in tale direzione essere sostenuti e spinti.

E in che termini dovremo sostenere questi ruoli?

Dare la possibilità ai giovani di tornare a lavorare la terra con la prospettiva di lavoro soddisfacente a tutti gli effetti e non di una vita di sacrificio.

L’Unione europea e la politica devono finanziare e sostenere chi fa questa scelta perché questo significa tutelare la salute del nostro pianeta, il nostro futuro e quello dei nostri figli.

 

 

Ciò che accade intorno al cibo è di fondamentale importanza troviamo infatti collegati ad esso economia, energia, ambiente, salute, socialità e molto altro, in questo contesto l’agricoltura diventa, se non la chiave di tutto, almeno un settore che dobbiamo conoscere davvero bene per meglio gestirla e, forse un domani, come dice l'economista Manfred Max-Neef, in questo mondo di troppe conoscenze ma poca comprensione, potremo anche evitare i disastri come quelli che hanno colpito la nostra regione.

 

In ultimo, appena sarà possibile capire dove e come potremo dare “una mano” nel modo migliore, noi ci saremo, organizzeremo, faremo, comunicheremo cosa e come attraverso questo sito…spero vogliate essere della partita.

 

Valter Bordo

Presidente Slow Food Liguria

 

 

 

I presidi Slow Food al Parlamento Europeo
 Una delle parole più usate oggi -e non solo in agricoltura- è “Km 0”. Non una parola, in effetti, ma un concetto che molti hanno assunto come fosse la “medicina del territorio”.

Alcuni provano a specularci sopra , altri lo criticano, altri provano a costruirlo senza sapere bene come fare, altri lo assumono come una fede.

Non credo sia esatto né funzionale assumere il concetto di Km 0 come risolutivo rispetto all'ambiente, esso ne è sicuramente parte ma non in senso assoluto; così come è impensabile risolvere il problema energetico solo con l'energia eolica od altre energie alternative.

Appare chiaro che un'applicazione integrale o integralista della teoria Km 0 non può risolvere  il problema delle emissioni di gas serra, le variabili sono sicuramente più complesse e toccano sfere non solo economiche e tecnologiche ma soprattutto culturali e sociali.

Dobbiamo, secondo me, abbandonare l'idea che quelle che stiamo vivendo in questi tempi siano crisi separate le une dalle altre, questo riporta infatti solo ad interessi specifici.

La tecnologia o i processi produttivi avanzati e di scala compensano solo parzialmente gli aumenti della domanda, il problema pare quindi riconducibile al modello di crescita che non può diventare decrescita ma deve diventare crescita diversa. Insomma è necessaria in tal senso una profonda trasformazione.

Io penso che la “teoria Km 0” faccia la sua parte, magari piccola (fosse anche solo per come può influenzare la biodiversità) ma sia uno solo degli ingredienti di una ricetta più complessa e ancora in costruzione, credo perciò sia necessario darle il valore che ha e non di più, altrimenti si corre il rischio che l'argomento risulti distorto e speculativo, stessa cosa per i concetti del biologico e del solidale.

A titolo esemplificativo e parlando di una realtà a noi vicina, possiamo sicuramente assumere come dato che lo spopolamento delle campagne del secolo scorso sia stato opera di quel modello che ha portato oggi all'economia di mercato. Il ribaltamento è stato tale da sconvolgere lo stile di vita, i costumi, le tradizioni, insomma tutto ciò che determina le valutazioni della qualità della vita di noi tutti.

I consumi, non solo quelli alimentari, si autogenerano spinti da una corsa infinita all'emulazione e non vengono quasi mai generati da bisogni concreti né tanto meno da livelli di soddisfazione spontanei (questo è talmente reale che a volte lo constatiamo anche per i consumi di certi prodotti agroalimentari definiti “di nicchia” e consumati da alcuni solo ed unicamente per questo motivo).

 

I consumi determinano lo stile di vita  ma è anche vero che da esso sono determinati.

 

Un po’ di tempo fa percorrendo la nostra splendida riviera e discorrendo in macchina, si faceva un ragionamento di fronte ad uno dei tanti cubi di cemento , speculazioni edilizie che guardano il mare, simil case che continuano a proliferare.

 

Esistono delle responsabilità”, pensavamo, da parte delle amministrazioni pubbliche, di chi progetta questi scempi e ne esiste una ancora maggiore, la responsabilità di chi li acquista.

 

Per il cibo vale lo stesso ragionamento, non è diverso; fino a quando non ci soffermeremo a pensare cosa stiamo comprando non cambierà il nostro stile di vita e di conseguenza non cambierà il modo di produrre cibo.

 

Come dice Carlin Petrini, con questa una frase quanto mai azzeccata, verremo verosimilmente “mangiati” dal cibo.

 

Federico Santamaria
Referente Presidi e Mercati della Terra
Slow Food Liguria 

I presidi Slow Food al Parlamento Europeo

L’articolo apparso sul Secolo XIX

http://www.ecostampa.com/servizi/utility/imgrsnew.aspnumart=1A5ILG&annart=2012&usekey=B1R6G8CTSPJV0

ci spinge ad una breve, ma speriamo utile, riflessione.
La crisi del settore pesca non è cosa recente, da anni assistiamo ad un abbandono del settore a causa di un’assenza di una politica nazionale e di strategie di sviluppo. Oggi i problemi reali sono molteplici e vanno dal caro/gasolio alla totale assenza di una politica che fornisca regole alla distribuzione del prodotto.

La recente legge sull’etichettatura risolve solo parzialmente la tutela del prodotto locale, che non potrà mai essere garantita, senza un efficiente sistema a terra (porti attrezzati, mercati di produzione, vendita diretta organizzata).

Slow Food non è un sindacato di categoria, ma un’Associazione che, tra l’altro, svolge un’azione comunicazione e di tutela delle realtà contadine e dei pescatori che operano sul territorio, per una maggiore consapevolezza del ruolo ecologico e socio-economico dei produttori e dei co-produttori (consumatori). I presidi Slow Food hanno proprio lo scopo di tutelare quelle piccole ma efficienti realtà, che altrimenti non avrebbero voce in un mondo sempre più globalizzato. Slow Fish, la manifestazione che si svolge ogni due anni a Genova, è un luogo importante di discussione, di apprendimento e conoscenza, aperto a tutti quelli che desiderano portare il proprio contributo, e da cui spesso scaturiscono importanti sollecitazioni a chi deve amministrare il settore. Non a caso quest’anno i pescatori liguri hanno potuto, durante l’evento genovese, colloquiare direttamente con il Commissario Europeo alla Pesca Maria Damanaki.

Detto questo, è bene ricordare come la normativa che riguarda le taglie minime sia in vigore dal 2006 – quindi siamo nel sesto anno - mentre il regolamento CEE n. 1626/94 del 2006 è entrato in vigore solo giungo del 2010, perché la sua applicazione è stata oggetto di lunghe e approfondite contrattazioni.

Siamo fermamente convinti che i pescatori liguri e italiani siano importanti nell’economia nazionale, ma crediamo altresì nel confronto, nel dialogo e nella partecipazione che, va da sé, deve avvenire nelle sedi più opportune così da evitare facili semplificazioni e strumentalizzazioni.

Nadia Repetto
Responsabile Mare e Ambiente
Slow Food Liguria

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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