Liguria: 100 in condotta! Migliaia di bambini, centinaia di maestre e nonni ortolani all'opera Alessandro Scarpa Foto Marcello Marengo
Contro la tendenza del cibo da supermercato, l’attivazione di orti scolastici da parte di Slow Food ha lo scopo di fare riappropriare le nuove generazioni della conoscenza dei prodotti della terra, indispensabili per potere scegliere e garantirsi una giusta, sana e buona alimentazione. E la Liguria ha dimostrato di essere terreno fertile per questi progetti. Negli Orti in Condotta liguri, che godono di ottima salute, sono stati coinvolti migliaia di bambini, centinaia di maestre e nonni ortolani.
Siamo nell’Imperiese, a Taggia: è qui che mille anni fa i benedettini hanno selezionato, introdotto e diffuso la coltivazione dell’olivo taggiasco in Liguria. «Ho frequentato questa stessa scuola primaria una quarantina di anni fa e in classe avevo un paio di compagni che marinavano la scuola per andare a zappare i campi» ci racconta l’assessore Piero Arieta. La generazione post-bellica dei contadini ha lottato e sudato per dare ai figli un futuro meno faticoso; grazie al boomturistico della costa, ne ha fatto bagnini, impiegati, albergatori, avvocati, molti dei quali hanno abbandonato totalmente la terra, quasi vergognandosi dell’origine dei genitori. I loro figli sanno poco o niente di frutta e verdura – spesso neppure le mangiano –, così come di latte, uova, animali da cortile. Questo processo è avvenuto non solo in Liguria, perché condizionato dall’ormai comunissima abitudine di comprare al supermercato ciò che appaga l’occhio, senza che ci si chieda se, ad esempio, la fragola di gennaio sia buona, salutare o economica.
Numeri in crescita Contro questa tendenza, l’attivazione di orti scolastici da parte di Slow Food ha lo scopo di fare riappropriare le nuove generazioni della conoscenza dei prodotti della terra, indispensabili per potere scegliere e garantirsi una giusta, sana e buona alimentazione. E la Liguria ha dimostrato di essere terreno fertile per questi progetti. Quattro anni fa l’Orto in Condotta di Dolceacqua ha fatto da apripista; in concomitanza, nella piana di Albenga, grazie al supporto dell’ex Comunità montana ingauna, furono avviati 16 orti scolastici in 10 diversi comuni. Nonostante la forte tradizione agricola locale, si toccò subito con mano quanto i bambini fossero interessati e divertiti nel vedere crescere un fagiolino o il basilico, del quale spesso conoscevano solo il derivato, il pesto! In questo progetto, che gode di ottima salute, sono stati coinvolti più di 60 maestre, 30 nonni ortolani e più di 1000 bambini. È ancora vivo il ricordo della festa degli Orti Scolastici del 2008 a Garlenda, dove i bambini hanno esposto tutti i loro lavori e si sono esibiti con canti, poesie e rappresentazionidedicati all’orto. Lo scorso aprile, poi, gli studenti della primaria di Villanova di Albenga hanno organizzato un mercatino delle primizie primaverili e delle rimanenze invernali: cipollotti, scarole, radicchi, verze e finocchi sono andati a ruba. Durante il passato anno scolastico, nell’ambito del progetto Mare Terra di Liguria di Fondazione Carige, sono stati varati 68 nuovi orti in cinque diverse zone che vanno dal Levante al Ponente, e a questi si sono uniti altri nove orti voluti dall’amministrazione comunale di Sarzana e altri sei organizzati dal Parco dell’Aveto. Si è assistito, in generale, a un entusiasta slancio di presidi, sindaci, assessori e maestre, intenti a risolvere tutti i piccoli e grandi problemi legati alla realizzazione di un orto scolastico: il reperimento del terreno, spesso incolto da anni, il suo condizionamento, l’allacciamento idrico, la disponibilità di pale, zappe, rastrelli, compostiera, i contatti con i molti vivai che contribuiscono con semi e piantine. Oltre alla maestra, il personaggio centrale di un orto scolastico è il nonno ortolano che trasmette il suo sapere agricolo agli alunni. E i nonni non sono stati difficili da arruolare. Molti rappresentanti della terza età, infatti, curano quotidianamente il loro orto e che hanno risposto prontamente alla prima chiamata, sentendo il loro ruolo determinante. Indispensabile, inoltre, è la funzione della condotta Slow Food locale, con i fiduciari e i referenti che aiutano a superare eventuali difficoltà organizzative, mantengono i contatti per garantire il successo del progetto, organizzano i corsi previsti per gli insegnanti, dove docenti qualificati insegnano elementi di orticultura, attività sensoriali, educazione ambientale e alimentare, storia dell’alimentazione e conoscenza dei prodotti del territorio.
Diffusione capillare La Liguria è tutta collinosa e scoscesa, e gli orti sono quasi sempre realizzati nei terrazzamenti, localmente chiamati fasce. In valle Argentina, i nostri amici di Taggia hanno realizzato l’orto in un incantevole giardino di un ex convento di frati attiguo alla scuola. Badalucco è nello stesso progetto e il sindaco, in eccesso di candidati nonni ortolani, ha dovuto farne una selezione. Nella splendida Baia del Sole, i due prolifici orti della primaria di Alassio sembrano prue lanciate contro minacciosi condomìni, e all’Istituto Maria Ausiliatrice si sono messi grandi cassoni sul terrazzo; nella collinare Moglio l’orto è in una fascia sotto olivi centenari e, fra l’altro, i bambini hanno potuto mangiarne le fragole, quelle di maggio! A Laigueglia l’orto sovrasta la scuola. A Finale Ligure si accede agli orti tramite un ponte levatoio. Nell’entroterra savonese, a Cairo Montenotte uno spaventapasseri fa la guardia all’orto e un’ordinata aiuola di erbe aromatiche corona l’orto di Mallare. A Cengio hanno riempito scarpate e piantato alberi e gli orti sono in piena produzione: non manca la zucca di Rocchetta, recuperata dall’estinzione dalla locale condotta Slow Food. Nel Parco dell’Aveto, nell’entroterra di Chiavari, una zona estremamente interessante e selvaggia, si è all’opera con sei orti a Borzonasca, Rezzoaglio, Mezzanego, Santo Stefano d’Aveto e Ne. Il più grande progetto ligure è nello Spezzino, dove si va dalle spettacolari Cinque Terre alla vergine val di Vara, dalla val di Magra carica di storia alla marinara La Spezia. Quaranta orti realizzati a Levanto, Monterosso al Mare, Vernazza, Varese Ligure, Sesta Godano, Carrodano, Carro, Zignago, Rocchetta di Vara, Borghetto di Vara, Brugnato, Pignone, Calice al Cornoviglio, Riccò del Golfo, Beverino, Follo, Bolano, La Spezia, Lerici, Santo Stefano di Magra. A Sarzana, dove sapori, odori e parlata hanno già qualche sentore toscano, comune, associazioni e scuole si sono mobilitati per realizzare nove orti scolastici. Qui i terreni sono in piano e non c’è bisogno di muretti per guadagnare qualche metro di terra.
Buone abitudini Molte le materie di studio attivate nei progetti di Orti in Condotta: la geometria per misurare l’orto, il disegno per progettarlo, le nozioni di scienze e di alimentazione, e la lingua italiana (per scrivere dei temi sulle esperienze agricole). Nella scuola di Stellanello si è svolto tutto il progetto in italiano e inglese. Molte scuole, inoltre, hanno raccolto in un rapporto finale, un vero libro, tutta l’esperienza. C’è chi ne ha fatto una rappresentazione teatrale e chi ha “laureato” i nonni ortolani. Nei mercatini di vendita dei prodotti i bambini hanno dimostrato buone qualità di computo e commerciali. Nella trasferta alla Festa delle condotte Slow Food a Torino del 2009, i bambini di Casanova Lerrone e Garlenda hanno venduto tutte le verdure e i vasetti di aromatiche portati dalla Liguria: il ricavato è andato agli orti delle scuole terremotate abruzzesi. Il risultato più appagante è stato il cambiamento di stile di alimentazione. Chi scrive è capitato in una classe durante l’intervallo mattutino e ha constatato che di 21 merende, molte erano frutta, altre crostate casalinghe, tre erano pane e olio (!)… Una soltanto era una plasticosa merendina industriale. Questi bambini stanno facendo cambiare le abitudini alimentari ai genitori bagnini, impiegati, albergatori, avvocati!
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